Il Trittico del Salvatore Benedicente di Chia
Capolavoro del Quattrocento tra fede, arte e storia della Tuscia
Entrando nella chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie a Chia, sulla parete destra è possibile osservare una nicchia che per secoli ha custodito una delle opere più preziose della storia artistica locale: il celebre Trittico di Chia.
Oggi nella nicchia è presente una copia dell’opera, mentre l’originale è conservato presso il Museo d’Arte Sacra Diocesana di Orte, dove è custodito dal 1980 per ragioni conservative e di tutela.

Origini del trittico
Il Trittico di Chia risale al periodo compreso tra il 1470 e il 1475 ed è attribuito al cosiddetto Maestro del Trittico di Chia, identificato da diversi studiosi con Cola da Orte, artista attivo tra Umbria e alto Lazio nella seconda metà del XV secolo.
L’opera era originariamente conservata nella chiesa matrice di Santa Maria dell’Immacolata Concezione, situata nel Borgo Vecchio di Chia.
Nel 1630, per volontà del vescovo e con una solenne processione che coinvolse l’intera comunità, il trittico venne trasferito nella nuova chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove rimase fino al 1980.
La composizione dell’opera
Nel pannello centrale è raffigurato il Cristo Salvatore benedicente, seduto in trono e circondato da una corona di cherubini rossi. Con la mano destra impartisce la benedizione, mentre con la sinistra sostiene un libro aperto contenente un’iscrizione evangelica in latino.
Sugli sportelli laterali compaiono:
- la Vergine annunciata;
- l’Angelo annunciante.
Sul retro delle ante sono invece raffigurati:
- San Giovenale, patrono di Chia e vescovo di Narni;
- Santa Caterina d’Alessandria.
Sotto i santi compare inoltre la significativa iscrizione:
“SALVATOR COMMUNITATIS CHIE”
una formula che testimonia il forte legame tra il trittico e la comunità di Chia, simbolo di identità religiosa, protezione e appartenenza civica.
L’iscrizione del Cristo
Nel libro aperto sostenuto dal Cristo è riportata la frase:
“Ego sum lux mundi et via veritas et vita”
traducibile come: “Io sono la luce del mondo e la via, la verità e la vita.”
La citazione unisce due celebri passi del Vangelo di Giovanni e sottolinea il ruolo salvifico del Cristo.
Tra Medioevo e Rinascimento
Il Trittico di Chia rappresenta una straordinaria testimonianza della pittura tardogotica dell’Italia centrale.
L’opera conserva ancora elementi medievali nella struttura lignea cuspidata e nella spiritualità delle figure, ma rivela anche influenze rinascimentali nella monumentalità del Cristo, nella costruzione dello spazio e nell’uso della luce.
Gli studiosi hanno evidenziato il dialogo stilistico con la cultura artistica umbra e con l’influenza di Piero della Francesca, particolarmente visibile nella solennità delle figure e nell’equilibrio compositivo.
Dove si trova oggi
L’originale del Trittico di Chia è oggi conservato presso il:
📍 Museo d’Arte Sacra Diocesana di Orte
La copia presente nella chiesa di Santa Maria delle Grazie continua invece a ricordare il luogo che per oltre tre secoli ha custodito uno dei simboli più importanti della storia religiosa e artistica di Chia.






