Il Parco delle Cascate di Chia un luogo magico e incantevole della Tuscia che ha fatto spesso da sfondo a scene di importanti film e serie TV.
📽 Fu Pier Paolo Pasolini il primo regista a rimanere incantato dal luogo, che lo scelse come location in cui ambientò il battesimo di Gesù nel film il Vangelo Secondo Matteo del 1964 e dopo di lui è stato scelto come location da numerosi registi come per il film L’armata Brancaleone (1966) di Mario Monicelli, una delle commedie italiane più originali, pur essendo uno dei più classici esempi di commedia all’italiana, il film ne dilata i confini con un’operazione culturale originale che comprende Kurosawa e Calvino, una rilettura della storia in chiave nazional-popolare, l’invenzione (di Age & Scarpelli) di una parlata mista di latino medievale e italiano prevolgare, il gusto libertario di una scampagnata becera e i temi tipicamente monicelliani del gruppo dei piccoli perdenti e del senso della morte. Terzo incasso nella stagione 1966-67, vinse 3 Nastri d’argento (Gherardi per i costumi, Di Palma per la fotografia, Rustichelli per la musica) e un titolo passato in proverbio
L’armata Brancaleone è stato in larga parte girato (in misura pari al 60%, come calcolava lo stesso regista) in borghi, castelli, rocche e campagne della Tuscia. Tra le location viterbesi, una delle tra le più importanti è sicuramente il Parco delle Cascate di Chia.
La scena dell’accampamento dei cavalieri che si sfideranno in torneo è stata allestita sotto la torre di Torre di Chia (Soriano nel Cimino – VT). Dove in seguito anche Pasolini vi girerà delle scene del Vangelo secondo Matteo.


Sempre all’ombra della torre di Chia il gruppo darà sepoltura ad Abacuc (Pisacane):


Le cascate dove l’armata, ritrovato per caso Lulli, fugge in mezzo ad acque mosse sono le Cascate del Fosso Castello (o della Mola) a Chia (Soriano nel Cimino, VT)



Anno: 1966
Regista: Mario Monicelli;
Attori: Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Gian Maria Volonté, Enrico Maria Salerno, Maria Grazia Buccella, Barbara Steele, Carlo Pisacane
Durata: 120′
Italia centrale. Alto Medioevo. Un villaggio è preso d’assalto da alcuni briganti e coloro che sopravvivono, dei poveracci, derubano un cavaliere di passaggio di tutti i suoi averi. Fra il bottino trovano una carta che nominava l’uomo proprietario del ricco feudo di Aurocastro, con tanto di castello, nelle Puglie. Il gruppetto di poveracci cerca allora di rivendere il documento al vecchio rigattiere ebreo Abacuc il quale propone invece di passarlo ad un cavaliere il quale, giunto nel sud del paese, sarà disposto a dividere tutto con loro. La scelta cade sul trasandato e millantatore cavaliere Brancaleone da Norcia il quale, dopo essere stato umiliato in un duello, parte con tutto il gruppo verso le Puglie. Sulla strada l’armata incontra Teofilatto, cavaliere borioso con l’erre moscia che sfida Brancaleone a duello per cedere il passo. Entrambi mostrano di non saperci fare e di non voler rischiare più di tanto così, alla fine, finisce in tregua. Teofilatto offre loro di andare dalla sua famiglia fingendosi ostaggio per domandare un riscatto in oro. Brancaleone ed il gruppo rifiutano l’offerta e rimessisi in viaggio giungono, seguiti da Teofilatto, in una città appestata. Convinti di aver contratto tutti il morbo, si uniscono alla processione del santo Zenone, in direzione della Terra Santa. Traversando un ponte però il santo cade in un fiume ed il gruppo decide di ripartire per l’obiettivo principale. Durante il tragitto Brancaleone salva la vergine Matelda dalle violenze di alcuni briganti ed il morente responsabile di quella domanda al gruppo di scortarla dal promesso sposo in cambio di cento monete d’oro. A resistere alle focose provocazioni della vergine è solo Brancaleone però, mentre Teofilatto si lascia cogliere da quella. Giunti al palazzo del promesso sposo, e scoperta la perdita della verginità di Matelda, il gruppo fugge ma Brancaleone è condannato a morte. È proprio Teofilatto a tornare la notte ed a trarlo in salvo. Chiuso ancora nella gabbia, Brancaleone si fa aiutare da un fabbro che decide di aggiungersi al gruppo. Prima di prendere possesso delle terre assegnategli, decidono di passare dalla famiglia di Teofilatto la quale però, minacciandoli, scaccia l’armata ed il figlio via dal castello. Giunti finalmente nel feudo di Aurocastro, l’armata scopre di doverlo difendere dall’attacco dei Saraceni i quali invece conquistano il castello e li condannano a morte. A salvarli è l’arrivo di un cavaliere con le proprie schiere, il quale però riconosce il gruppo che gli ha usurpato il titolo. Condannati nuovamente a morte anche da questo, l’armata Brancaleone finalmente è fatta salva dall’intervento del santo Zenone il quale li convince a ripartire per la crociata alla quale si mette in testa proprio Brancaleone.
Fonte: il Davinotti








